Sabato Santo = "x.0"
Il «nulla» , "simbolo dello zero", è una costante immutabile: lo moltiplichi all’infinito e rimane sempre zero. Molti si spaventano di fronte a questa nullità, al silenzio e al vuoto. È difficile convivere con l’assenza, perché questa mancanza risveglia il terrore più profondo: quello di sentirsi svuotati, abbandonati e di non essere abbastanza per qualcuno.
Spesso, per sfuggire a quel vuoto interiore, ci si affida a soluzioni illusorie. Alcuni cercano di riempirlo incessantemente con relazioni tossiche e malsane, altre volte si rifugiano nel cumulativo possesso di oggetti, acquistando anche cose di cui non hanno realmente bisogno. Questi tentativi, pur apparendo come riempitivi, non sono altro che un’illusione che non colma davvero l’abisso dell’essere.
In questo quadro, il Sabato Santo, così come vissuto dalla prospettiva di Gesù, diventa un invito radicale a sperimentare il valore dello zero. Gesù ci conduce a comprendere che l’assenza non equivale a un vuoto di significato, ma è una presenza sottile e potente. È nel silenzio e nell’apparente nullità che si rivela la profondità della grazia: accettare il vuoto significa liberarsi dalle catene dell'apparenza e aprirsi a una realtà autentica, dove la presenza divina si manifesta in ogni istante.
Accogliere il nulla non vuol dire rassegnarsi, ma piuttosto imparare a vivere con l’essenza dell’assenza, riconoscendo in essa il potenziale di una trasformazione interiore. Divenendo consapevoli che il terrore dello svuotamento nasce dalla nostra resistenza a stare in silenzio con noi stessi, possiamo abbracciare quel silenzio come l’inizio di un cammino verso la vera libertà, dove l’amore divino sostituisce ogni illusione di pienezza.
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