Il figlio maggiore, che aveva sempre cercato di essere un
esempio per il padre, si dedicava instancabilmente a fare ciò che era giusto
per la famiglia. Lavorava senza sosta, senza mai chiedere nulla per sé, nemmeno
un momento di festa con gli amici.
Dal punto di vista della rettitudine e della bontà, era un
figlio esemplare, un autentico vanto per la famiglia. Era quel figlio che ha
servito con dedizione, come un servo tra i servi, senza pretendere neppure un
capretto per festeggiare. Tuttavia, rimase profondamente amareggiato e deluso
dal comportamento del padre. Nell’ordine della giustizia umana, riteneva di
essere lui quello che meritava di più, e invece il cuore del padre volle
insegnare cosa significano davvero misericordia e compassione. Il padre
desiderava mostrare che il suo amore non si fondava sul merito, ma sulla cura e
sull’attenzione particolare per chi era caduto nella miseria. Il padre non
poteva essere nemico del figlio debole, ma doveva essere il suo più grande
alleato e amico.
Sul piano della compassione e della misericordia, valori che
Gesù voleva trasmettere rispondendo ai farisei e agli scribi, il fratello
maggiore, nonostante la sua rettitudine, non riusciva a comprendere il
"grande errore" che attribuiva al padre: accettare e perdonare il
figlio che si era comportato male.
Il dolore e il risentimento del figlio maggiore erano così
intensi da impedirgli di partecipare alla festa organizzata per suo fratello
minore, che, secondo il padre, “era come morto ed ora era tornato in vita”. La
mentalità di questo fratello maggiore, da un lato, rifletteva rettitudine e
dedizione, ma dall'altro lato era profondamente giudicante. Si percepiva nella
casa del padre non come un figlio amato, ma come un sottoposto, quasi uno
schiavo. Eppure, come vero figlio del padre, avrebbe dovuto avere la
consapevolezza di essere amato.
Questa mancanza di percezione dell'amore paterno emergeva
nel confronto con il figlio prodigo, il quale, dopo aver riconosciuto il
proprio errore, pensò subito: “Nella casa di mio padre ci sono tanti salariati
che vivono bene.” Paradossalmente, mentre il figlio minore aveva compreso la
grandezza dell’amore del padre nel momento della sua redenzione, il figlio
maggiore, pur essendo sempre rimasto nella casa, non si era mai sentito amato
veramente.
Preghiera
Padre, invochiamo il
tuo Santo Spirito affinché ci guidi, e possiamo così percepire pienamente il
tuo amore, la tua premura, il tuo sguardo e il tuo perdono. Rendici consapevoli
della tua tenerezza e trasforma il nostro cuore, affinché prima di tutto possiamo
sentirci amati da te come figli. Non semplici esecutori di precetti, ma figli
obbedienti, capaci di ascoltare la tua voce e di custodire le tue parole nel
cuore.
Guarisci, Signore, la nostra mente e il nostro cuore.
Ricordaci che, sopra ogni cosa, siamo chiamati ad accogliere il tuo amore di
Padre. Liberaci da ogni pregiudizio e donaci la gioia di esultare per la
conversione degli altri, per Cristo nostro Signore.
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