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Thursday, October 15, 2026

Lectio 15 ottobre 2026


Lectio divina: Rendete a Cesare il tributo e a Dio l’intera vita-Riepilogo

L’incontro, guidato da don Ruggero, ha svolto una lectio divina sul Vangelo della domenica successiva. Il punto centrale è stato che rendere a Dio ciò che è di Dio significa consegnargli l’intera vita, poiché ogni persona porta in sé la sua immagine.

La Parola come guida personale e comunitaria
Don Ruggero ha chiarito che la lectio non serve soltanto all’incontro comune. Ogni credente può pregare personalmente la Parola di Dio e lasciarsene guidare nella vita quotidiana.
- Ascolto personale: la Parola deve diventare ciò che orienta i giorni. Pregare con il Vangelo significa ispirarsi a Cristo, che parla a chi legge e ascolta.
- Partecipazione libera: nessuno deve sentirsi obbligato a svolgere un compito nella Chiesa. Potrà però accadere che qualcuno prepari una parte della lectio, anche documentandosi sul testo.
- Primo passo della lettura: davanti a un brano evangelico occorre chiedersi quando Gesù pronuncia quelle parole e in quale fase della sua vita.
- Metodo dell’incontro: dopo il contesto, ciascuno è stato invitato a segnare nel testo ciò che non capisce, turba o suscita domande. Non era richiesta una preparazione precedente.
Don Ruggero ha ricordato che il brano può sembrare un discorso sulle tasse. Lo è anche, ma contiene una domanda molto più seria, pronunciata da Gesù due o tre giorni prima di morire.
Il contesto: l’ultima settimana di Gesù a Gerusalemme
Il Vangelo proposto è collocato nell’ultima settimana della vita di Gesù, dopo il suo ingresso a Gerusalemme. Per tre giorni Gesù insegna nel Tempio e compie gesti che suscitano tensioni.
Gli ultimi Vangeli delle tre domeniche precedenti riguardano proprio questa fase. Per don Ruggero, parole pronunciate così vicino alla morte assumono un peso particolare, come accade nelle famiglie davanti alla fine della vita di una persona.

Farisei ed erodiani uniti contro Gesù
Nel racconto compaiono due gruppi contrapposti:
- Farisei: osservanti rigorosi della Legge e nemici di Roma.
- Erodiani: favorevoli ai Romani.

Nonostante la loro contrapposizione, si uniscono per cogliere Gesù in errore. Il Vangelo,  dice che i farisei tennero consiglio proprio per trovare un modo di metterlo in fallo nei suoi discorsi.

I due gruppi iniziano con un elogio: Gesù è libero, non ha soggezione di nessuno e dice la verità.

L’elogio viene però letto come una falsa captatio benevolentiae. Riconoscono la libertà di Gesù, ma intendono usarne le parole per accusarlo davanti all’autorità romana e arrivare alla sua morte.

Un partecipante ha indicato come particolarmente incisivi sia il consiglio preso per cogliere Gesù in fallo sia la sua libertà assoluta. Un altro ha rilevato la malizia già presente nell’intenzione di metterlo alla prova.

Don Ruggero ha collegato questo atteggiamento alla vita quotidiana: si possono usare parole apparentemente buone verso qualcuno mentre, sotto sotto, gli si tende una trappola.

La domanda sul tributo e la moneta nel Tempio
La domanda posta a Gesù è: «È lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Era costruita come un tranello.

Se Gesù avesse detto che era lecito pagare il tributo, sarebbe stato giudicato nemico del proprio popolo. Se avesse detto che non era lecito, sarebbe apparso nemico dei Romani. In ogni caso avrebbe corso gravi pericoli.

Gesù chiede allora di vedere una moneta. Don Ruggero ha sottolineato il valore di quel gesto.
- La moneta non avrebbe dovuto trovarsi nel Tempio: la Torah vietava immagini che potessero assumere nel luogo sacro un significato improprio.
- L’iscrizione era problematica: la moneta riportava Cesare Augusto come divino. La sua presenza nel Tempio affermava quindi la divinità dell’imperatore romano.
- I contestatori si rivelano compromessi: mostrando la moneta, portano alla luce il loro rapporto già compromesso con Roma.

Gesù li chiama ipocriti e chiede di chi siano l’immagine e l’iscrizione. Alla risposta «di Cesare», afferma: «Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio».

Secondo don Ruggero, se riconoscono l’autorità di Cesare attraverso quella moneta, devono anche pagare il tributo. Il Signore non elimina quindi il dovere civile. Ma non si ferma alla tassa.

L’immagine di Dio impressa nell’uomo
La domanda che ha guidato la meditazione è stata: che cosa dobbiamo rendere a Dio?
Don Ruggero ha riportato il testo alla Genesi: l’essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio. Se la moneta reca l’immagine di Cesare, l’uomo reca l’immagine di Dio. Perciò a Dio va restituita la persona intera, non una quota della vita.

Una partecipante ha richiamato Benedetto XVI: il Signore vuole tutto, compresi i peccati. Un’altra ha osservato che il punto non è soltanto riconoscere l’immagine sulla moneta, ma interrogarsi su quale immagine ciascuno offra oggi di Cristo.
- Se si segue Cristo, occorre chiedersi quale volto di Cristo emerge dalla propria vita.
- Gesù non dà ai farisei la risposta che si aspettano. Li lascia senza parole e indica un’altra profondità.
- La moneta torna a Cesare perché porta il segno del potere umano. La persona, invece, deve rendere a Dio ciò che porta impressa: la sua immagine.
- Essere discepoli significa diventare come Cristo, non limitarsi a una pratica esteriore.
Don Ruggero ha precisato che l’immagine di Dio resta presente in ogni creatura, qualunque siano razza, religione o condizione morale. Può essere offuscata o deturpata dal peccato, ma non viene cancellata. Da qui nasce il rispetto dovuto a ogni persona.

Pagare le tasse senza ridurre il Vangelo alle tasse
Don Ruggero ha riconosciuto che nella predicazione di alcune generazioni si è spesso usato questo brano soprattutto per dire alla gente di pagare le tasse. Il dovere resta: se si vive in uno Stato, si devono pagare le imposte.
Ha raccontato un episodio avvenuto a Casalvieri. Doveva essere realizzato un bagno nella chiesa e il costruttore aveva chiesto una somma che la comunità non possedeva. Di fronte al maggior costo dovuto alle tasse, don Ruggero aveva pensato di evitarle per pagare meno.
Il giorno stesso, durante la Messa, si trovò davanti proprio al Vangelo sul tributo a Cesare. Lo lesse come una parola diretta a lui. Decise quindi di telefonare al costruttore e di pagare le tasse per intero, anche se avrebbe versato il denaro con calma.

Il costruttore si stupì del cambiamento. Don Ruggero gli spiegò che era avvenuto per il Vangelo ascoltato. L’episodio è stato presentato come esempio del legame concreto tra la Parola proclamata in chiesa e le scelte quotidiane.

Autorità civile e coscienza
La riflessione ha affrontato anche la distinzione tra autorità politica e coscienza. Don Ruggero ha ricordato che, due giorni dopo questo episodio, Gesù comparirà davanti a Pilato.

Lo Stato ha un’autorità legittima nelle questioni civili. Non può però rivendicare un’autorità assoluta sulla coscienza dell’uomo, perché la coscienza appartiene a Dio.

Da questo punto di vista è stato richiamato il riconoscimento dell’obiezione di coscienza in alcuni casi. Don Ruggero ha anche spiegato che l’intervento della Chiesa su alcuni temi nasce dal fatto che sono in gioco la persona e la sua dignità, non dal desiderio di invadere il campo dello Stato.
Una partecipante ha collegato questo alla testimonianza dei missionari e all’attenzione di Papa Francesco per il creato, l’Amazzonia e l’uomo nella sua totalità. Ha citato anche temi come immigrazione, nascita e aborto. La Chiesa, secondo questa lettura, interviene perché Cristo sta dalla parte della vita e perché ogni essere umano è immagine di Dio.

Oltre il ritualismo: la fede come vita intera
Don Ruggero ha posto un’altra domanda: rendiamo a Dio preghiere, elemosina e Messa domenicale come se fossero tasse?

Ha messo in guardia dal ridurre la fede a un adempimento: pregare, partecipare alla Messa o fare elemosina per sentirsi a posto davanti a Dio. La fede non può diventare il pagamento di un debito religioso.

Ha ricordato un modo diffuso di vivere la Messa: andarci per evitare il peccato mortale. Per lui, il nodo oggi è diverso. Se non partecipa alla celebrazione domenicale, perde la propria identità, perché non vive il mistero pasquale nella celebrazione eucaristica.

Una partecipante ha replicato: «Io ci vado quando me la sento». La risposta di don Ruggero è stata che il Signore non vuole un pezzo della vita, ma tutto. Questo vale anche per le attività più umane e ordinarie.
Un’altra partecipante ha sviluppato il punto:
- Non bisogna pensare a Dio come a qualcuno da blandire con favori per ricevere favori in cambio.
- Anche diecimila rosari non sostituiscono la scelta fondamentale di seguire Cristo.
- Cristo ha detto, fatto e dato. Ha tracciato una strada per chi sceglie il discepolato.
- L’Eucaristia non è soltanto “andare a Messa”. È stare attorno all’altare, condividere e scegliere di vivere quella condivisione.
- Se nella vita vicina — con il marito, i figli o il fratello — il primo impulso non è amare come Cristo, le preghiere da sole non bastano.
Secondo questa partecipante, la scelta di seguire Cristo deve essere verificata ogni mattina nell’affrontare la giornata. I parametri della vita devono diventare i parametri di Cristo. Altrimenti si resta dentro le proprie scelte e si vive la fede soltanto quando “ce la si sente”.

Cristo, il Padre e il dono totale
Don Ruggero ha riportato la meditazione al contesto della Passione. Gesù è l’immagine del Dio invisibile. L’uomo, la cui immagine è stata deturpata dal peccato delle origini e dai peccati personali, è chiamato a recuperarla contemplando il Signore.

Ha ricordato il caso di una donna provata dalla sofferenza, alla quale aveva citato la Lettera agli Ebrei: Gesù Cristo imparò l’obbedienza dalle cose che patì. Il punto non era dare una spiegazione astratta del dolore, ma vedere nella Passione la relazione totale di Gesù con il Padre e il suo dono ai fratelli.

La croce è stata indicata come rivelazione della totalità di Cristo. Gesù dona tutto al Padre. Chi vuole rendere a Dio ciò che è di Dio è chiamato a ritrovare in lui l’immagine originaria.

Preghiera e actio
Dopo la lectio e la meditatio, l’incontro è passato alla preghiera. La partecipante che ha guidato questo momento ha invitato a restituire a Dio il cuore, la vita intera e anche i peccati.
Ha chiesto di non nascondere al Signore debolezze, paure, pensieri, alti e bassi. Davanti alla croce, ciascuno è stato invitato a presentare la propria storia, la famiglia, le fatiche e i travagli personali.

È stato recitato il Padre Nostro. È stato sottolineato che non è soltanto “Padre mio”, ma “Padre nostro”, che conosce e provvede per tutti.

Nell’actio è stato proposto un esercizio per i giorni fino alla domenica successiva: vivere da figli del Padre e chiedersi che cosa fare concretamente per dare a Dio ciò che è di Dio. Il richiamo a pagare le tasse è rimasto valido, ma l’esercizio riguarda soprattutto il sentirsi figli e il consegnare al Padre la propria condizione, storia, famiglia e attese.


Prossimi incontri e benedizione
L’incontro successivo è stato indicato per giovedì 22 ottobre 2026. Il gruppo salterà invece il giovedì 29 ottobre 2026, perché è previsto un appuntamento diocesano a Isola Liri. I presbiteri della cattedrale intendono mantenersi in sintonia con gli appuntamenti diocesani e non sovrapporre altre iniziative.

Don Ruggero ha detto che, se il gruppo aumenterà, potrà usare la chiesa. La settimana successiva la lectio si terrà al teatro, dove sarà più facile scrivere e lavorare attorno a un tavolo.

Ha chiesto di portare con sé il foglietto distribuito, perché aiuti a pregare personalmente con la Parola. Ha anche auspicato più silenzio nella contemplatio: un tempo per stare faccia a faccia con il Signore nell’intimità del cuore.

Prima della benedizione, don Ruggero ha richiamato la prima lettura della Lettera agli Efesini. Dio sceglie, fa figli, santifica, conduce al compimento in Cristo, rende eredi e rigenera. La benedizione ricevuta da Dio chiede anche la benedizione dell’uomo verso Dio, cioè il ringraziamento.
Attività da svolgere
@Speaker 4 (partecipante attiva / guida della preghiera)
- Comunicare quale sia precisamente l’appuntamento diocesano del 29 ottobre 2026 a Isola Liri.



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L'omelia di papa Benedetto XVI a cui ti riferisci è stata pronunciata la domenica 16 ottobre 2011, in occasione della Santa Messa per l'Incontro Internazionale per la Nuova Evangelizzazione (XXIX Domenica del Tempo Ordinario, Anno A).
In quell'occasione, commentando il Vangelo del giorno (Matteo 22,15-21), Benedetto XVI si sofferma sul confronto tra l'immagine del Cesare impressa sulla moneta del tributo e l'immagine di Dio impressa nel cuore e nel corpo dell'essere umano sin dalla creazione raccontata nel Libro della Genesi.

Passo chiave dell'omelia con la citazione
«Il messaggio di questa Parola di Dio è pieno di significato per la missione di quanti operano per la nuova evangelizzazione. Gesù risponde con un sorprendente realismo politico, collegato con il teocentrismo della tradizione profetica.

Il tributo a Cesare va pagato, perché la moneta porta la sua immagine; ma l’uomo, ogni uomo, porta in sé un’altra immagine, quella di Dio, e quindi è a Lui, e a Lui solo, che ciascuno è debitore della propria esistenza.

I Padri della Chiesa, commentando questo passo, si rifanno al fatto che l’uomo è immagine di Dio, secondo la Genesi. Anonimo ha scritto: “L’immagine di Dio non è impressa sull’oro, ma sul genere umano. La moneta di Cesare è oro, quella di Dio è l’umanità… Pertanto dà la tua ricchezza materiale a Cesare, ma salva per Dio l’innocenza della tua coscienza, dove Dio viene contemplato…”.


E San Agostino ha usato più volte questo esempio nei suoi sermoni: “Se Cesare esige la sua immagine impressa sulla moneta – dice – non esigerà Dio dall’uomo l’immagine divina scolpita in lui?” (Sermo 113, 2). E ancora: “Come si ridà a Cesare la moneta, così si ridà a Dio l’anima illuminata e impressa dalla luce del suo volto… Cristo infatti abita nell’uomo interiore” (In Ps. 4, 8).

Questa parola di Gesù è ricca di contenuto antropologico, e non la si può ridurre al solo ambito politico. La Chiesa, pertanto, non si limita a ricordare agli uomini la giusta distinzione tra la sfera di autorità di Cesare e quella di Dio, tra l’ambito politico e quello religioso. La funzione della Chiesa è quella di parlare di Dio, di fare memoria della sua sovranità, di ricordare a tutti, specialmente ai cristiani che hanno smarrito la propria identità, il diritto di Dio su ciò che gli appartiene, cioè la nostra vita».
— Papa Benedetto XVI, Omelia della Santa Messa per i partecipanti all'Incontro sulla Nuova Evangelizzazione, Basilica di San Pietro (16 ottobre 2011)

Il richiamo biblico ed patristico
 * Riferimento alla Genesi: Benedetto XVI collega direttamente la moneta di Cesare con il versetto di Genesi 1, 26-27: «Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza"... Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò».
 * Insegnamento teologico: La moneta reca l'effigie di Cesare e va usata per i doveri civili; l'essere umano reca l'impronta di Dio e appartiene interamente al suo Creatore.

Invito Adorazione Eucaristica Carismatica

Perché adorazione eucaristica carismatica?  L'adorazione eucaristica carismatica è un incontro vivo e profondo con Gesù nell...