Friday, October 30, 2026

Invito Adorazione Eucaristica Carismatica


Perché adorazione eucaristica carismatica? 
L'adorazione eucaristica carismatica è un incontro vivo e profondo con Gesù nell'Eucarestia. In questo momento di preghiera, lo Spirito Santo è il vero protagonista che guida il nostro cuore.

Senza lo Spirito Santo non possiamo capire chi è Gesù, non possiamo amarlo davvero né riconoscerlo nella nostra vita. È proprio lo Spirito che ci apre gli occhi e il cuore all'incontro con Cristo, ed è solo attraverso Gesù che possiamo scoprire e accogliere l'amore grandissimo del Padre. Padre, Figlio e Spirito Santo sono infatti uniti da un legame indissolubile.

Lo Spirito Santo è da sempre il motore dell'opera di salvezza di Dio: ha accompagnato Gesù in ogni momento della sua vita terrena, dalla nascita fino alla morte e risurrezione. Tutto ciò che Gesù ha compiuto, l'ha fatto con la forza e la presenza dello Spirito.

Durante l'adorazione e la preghiera carismatica, lo Spirito ci dona la luce per capire ciò che viviamo ogni giorno. Attraverso segni, eventi ed esperienze personali, ci aiuta a scorgere il disegno spirituale di Dio nella nostra quotidianità, facendoci riconoscere sempre l'azione del Padre e portandoci dritti all'amore di Gesù.

Affidandoci a questa preghiera, lasciamo che lo Spirito Santo trasformi la nostra vita, renda più forte la nostra fede, ci insegni ad amare gli altri e ci faccia sperimentare quanto sia reale e vicina a noi la presenza del Signore Risorto.


Preghiamo

Spirito Santo, soffio di vita e fuoco d'amore, vieni e riempi i nostri cuori in questo tempo di adorazione e di preghiera.
A te affidiamo interamente questo incontro: guida ogni nostro pensiero, ogni canto e ogni momento di silenzio di fronte a Gesù Sacramentato. Tu che sei il protagonista della salvezza, scendi con potenza tra noi. Apri i nostri occhi perché possiamo riconoscere la presenza viva del Signore Risorto e predisponi il nostro spirito ad accogliere l'amore infinito del Padre.
Ti chiediamo oggi una nuova effusione di grazia. Sii per noi risveglio e rinnovamento interiore, spezzando ogni durezza e riaccendendo il desiderio profondo di Dio. Sii balsamo e guarigione per le nostre ferite dell'anima e del corpo, liberandoci dalle catene della paura, della solitudine e del griore. Sii il Confortatore perfetto, capace di fasciare i cuori affranti, di asciugare ogni lacrima invisibile e di donare una pace che supera ogni umana comprensione.
Fa' che ciascuno di noi possa uscire da questo momento trasformato dal tuo amore, certo di essere custodito, salvato e amato per sempre. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.





Saturday, October 24, 2026

Amare se stesso

L'amore non è un semplice sentimento, ma una decisione del cuore che parte dall'accoglienza di sé per aprirsi a Dio e agli altri. Nel compimento del Grande Comandamento («Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore... e il prossimo tuo come te stesso»), la cura di sé non rappresenta un atto di egoismo, ma la premessa indispensabile per ogni amore autentico: non possiamo donare agli altri la pace, il rispetto e la libertà che non abbiamo prima accennato e custodito dentro di noi.
Questa preghiera nasce per accompagnare un cammino di guarigione interiore e di liberazione spirituale. È un'invocazione per spezzare i legami malsani, superare le insicurezze nate dal rifiuto o dalla mancanza di affetto, e liberare la mente da ogni pregiudizio. Attraverso queste parole chiediamo la grazia di scoprirci amati per ciò che siamo, di stabilire confini sani nelle nostre relazioni e di diventare testimoni di un amore vero, libero e fecondo.



Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,34-40
 
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore.



Preghiera Litanica di Guarigione e Affidamento per le Relazioni Ferite
Signore, pietà. Signore, pietà. Cristo, pietà. Cristo, pietà. Signore, pietà. Signore, pietà.
Padre del cielo, che sei Amore e Fonte di ogni relazione pura, abbi pietà di noi. Figlio Redentore, che hai provato il rifiuto, l'abbandono e il tradimento, abbi pietà di noi. Spirito Santo, Consolatore che risani i cuori spezzati e spezzi ogni catena, abbi pietà di noi.
Invocazione per le Ferite della Famiglia d'Origine
(Risposta: Signore, guarisci e libera)
Da ogni mancanza di accoglienza, di rispetto e di affetto nell'infanzia, R. Dai traumi vissuti in famiglia e dalle parole chiare o nascoste che ci hanno ferito, R. Dall'ostilità, dai risentimenti e dall'avversione tra genitori, figli, fratelli e sorelle, R. Dalle ingiustizie subite, dalle preferenze, dalle disparità e dai confronti umilianti, R. Dalle sopraffazioni, dal controllo soffocante e dalle dinamiche narcisistiche familiari, R. Dalle aspettative tossiche e dai ricatti emotivi dei familiari, R. Dall'eredità spirituale e psicologica di conflitti non risolti nelle generazioni, R.
Invocazione per le Ferite del Primo Amore e del Fidanzamento
(Risposta: Signore, guarisci e libera)
Dalle ferite e dalle delusioni dei primi fidanzamenti e dei primi affetti, R. Dalla manipolazione, dall'inganno e dall'uso egoistico dei sentimenti, R. Dalla presenza di partner narcisisti che hanno distrutto la nostra autostima, R. Dai complessi di colpa, dalla paura dell'abbandono e dal senso di inadeguatezza, R. Dalle esperienze di tradimento, rifiuto e umiliazione affettiva, R. Dai legami malsani, dalle dipendenze affettive e dal possesso mascherato da amore, R. Dalle promesse infrante che hanno generato diffidenza e durezza di cuore, R.
Invocazione per le Ferite del Matrimonio e delle Relazioni di Coppia
(Risposta: Signore, guarisci e libera)
Dalle incomprensioni, dai silenzi punitivi e dalla mancanza di comunicazione, R. Da ogni forma di violenza verbale, psicologica, economica o fisica, R. Dall'egoismo, dalla freddezza affettiva e dal disprezzo reciproco, R. Dall'infedeltà, dalla rottura della fiducia e dalle ferite dell'adulterio, R. Dall'ingerenza invadente o tossica delle famiglie d'origine nella coppia, R. Dall'amarezza di separazioni e divorzi vissuti nell'ostilità, R.
Invocazione per le Ferite delle Amicizie e dei Rapporti Sociali
(Risposta: Signore, guarisci e libera)
Dalle falsità, dai tradimenti e dalle pugnalate alle spalle tra amici, R. Dall'invidia, dalla gelosia e dalla rivalità sotterranea, R. Dai giudizi spietati, dalle calunnie, dai pettegolezzi e dall'emarginazione, R. Dalle relazioni d'amicizia abusive, utilitaristiche o manipolatorie, R.
Invocazione per le Ferite del Lavoro e della Vita Professionale
(Risposta: Signore, guarisci e libera)
Dalle sopraffazioni, dal mobbing e dall'abuso di potere dei superiori, R. Dalle ingiustizie economiche, dallo sfruttamento e dal mancato riconoscimento del merito, R. Dal clima di ostilità, competizione malsana e cattiveria tra colleghi, R. Dalla svalutazione delle nostre capacità e dalla distruzione della nostra dignità lavorativa, R.
Invocazione per le Ferite nel Rapporto con se Stessi e con Dio
(Risposta: Signore, guarisci e libera)
Dall'insicurezza radicata e dal senso di indegnità causato dal rifiuto subito, R. Dalla tendenza ad accettare briciole d'amore per paura di restare soli, R. Dall'incapacità di porre confini sani e di dire «no» alle relazioni tossiche, R. Dalla rabbia verso Dio per le ingiustizie e i dolori permessi nelle nostre relazioni, R.
Padre Nostro 
Preghiera di Affidamento e Conclusione
Signore Gesù, Tu sei la via, la verità e la vita. Entra in ogni stanzino buio della nostra memoria e della nostra storia affettiva. Visita la bambina o il bambino ferito che è in noi, il giovane tradito, l'adulto umiliato o sopraffatto.
Spezza oggi, con la potenza del Tuo Santo Nome e della Tua Croce, ogni legame spirituale e psicologico tossico, ogni catena di dipendenza e ogni condizionamento nato dall'assenza d'amore o dal narcisismo altrui.
Dona a noi la grazia di perdonare di cuore chi ci ha fatto del male, non per giustificare l'ingiustizia, ma per sciogliere il nodo del rancore e camminare finalmente liberi. Restituisci alla nostra anima la sua autentica dignità, guarisci la nostra autostima e insegnaci ad amarci con il Tuo stesso sguardo di compassione e verità.
Rendici capaci di costruire relazioni sane, trasparenti e fondate sul rispetto reciproco, affinché custoditi dal Tuo Amore possiamo diventare strumenti di pace, di guarigione e di riconciliazione per chiunque incontriamo.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.


Oppure 

Signore, Fonte d’ogni carità, insegnaci ad amarti con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con ogni nostra forza.
Donaci la grazia di accogliere noi stessi con la Tua stessa tenerezza: fa’ che impariamo a custodire, perdonare e curare la nostra vita, perché solo riconciliati con il Tuo amore e in pace con noi stessi possiamo diventare custodi sinceri e d'amore per il nostro prossimo.
Liberaci da ogni forma di insicurezza causata dalla mancanza di accoglienza e di affetto. Spezza le catene di ogni relazione tossica, malsana o manipolatoria, e sciolgli i legami che soffocano la nostra dignità e la nostra pace. Guarisci le ferite del rifiuto e del giudizio, affinché possiamo camminare a testa alta, liberi dalla paura e dal bisogno di approvazione.
Purifica la nostra mente e il nostro cuore da ogni pregiudizio verso noi stessi e verso gli altri. Rendici autentici, veri e liberi, capaci di amare senza dipendenze, di porre confini sani e di donarci con generosità ma senza riserva d'angoscia.
Fa’ che l’amore per noi stessi non sia mai orgoglio o egoismo, ma la radice feconda su cui germoglia l'accoglienza sincera dell'altro. Rendi il nostro sguardo puro nel riconoscere i fratelli e le sorelle, affinché l’amore e la libertà ricevuti da Te fluiscano attraverso di noi, compiendo fino in fondo l’unico, grande Comandamento.
Amen.



## Introduction

Love is not merely a feeling but a decision of the heart that begins with accepting oneself and then opening oneself to God and to others. In the fulfillment of the Great Commandment ("You shall love the Lord your God with all your heart... and your neighbor as yourself"), self-care is not an act of selfishness but the essential foundation of every authentic love: we cannot offer others the peace, respect, and freedom that we have not first acknowledged and nurtured within ourselves.

This prayer is intended to accompany a journey of inner healing and spiritual liberation. It is an invocation to break unhealthy bonds, overcome insecurities born from rejection or lack of affection, and free the mind from every prejudice. Through these words, we ask for the grace to discover ourselves loved for who we are, to establish healthy boundaries in our relationships, and to become witnesses of a true, free, and fruitful love.

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## A Reading from the Gospel According to Matthew
**Matthew 22:34-40**

At that time, when the Pharisees heard that Jesus had silenced the Sadducees, they gathered together, and one of them, a lawyer, asked Him a question to test Him:

“Teacher, which commandment in the Law is the greatest?”

Jesus replied:

“‘You shall love the Lord your God with all your heart, with all your soul, and with all your mind.’ This is the great and first commandment. And the second is like it: ‘You shall love your neighbor as yourself.’ On these two commandments depend all the Law and the Prophets.”

**The Gospel of the Lord.**

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Litany Prayer for Healing and Entrustment of Wounded Relationships

Lord, have mercy. Lord, have mercy.  
Christ, have mercy. Christ, have mercy.  
Lord, have mercy. Lord, have mercy.

Heavenly Father, who are Love and the Source of every pure relationship, have mercy on us.  
Redeeming Son, who experienced rejection, abandonment, and betrayal, have mercy on us.  
Holy Spirit, Consoler who heals broken hearts and breaks every chain, have mercy on us.

Invocation for the Wounds of the Family of Origin
Response: Lord, heal and set us free.

From every lack of welcome, respect, and affection in childhood, **R.**  
From the traumas experienced within the family and from spoken or unspoken words that wounded us, **R.**  
From hostility, resentment, and estrangement among parents, children, brothers, and sisters, **R.**  
From injustices suffered, favoritism, inequalities, and humiliating comparisons, **R.**  
From oppression, suffocating control, and narcissistic family dynamics, **R.**  
From toxic expectations and emotional manipulation by family members, **R.**  
From the spiritual and psychological inheritance of unresolved conflicts across generations, **R.**

Invocation for the Wounds of First Love and Courtship
**Response: Lord, heal and set us free.**

From the wounds and disappointments of first relationships and early affections, **R.**  
From manipulation, deceit, and the selfish use of feelings, **R.**  
From narcissistic partners who have damaged our self-esteem, **R.**  
From feelings of guilt, fear of abandonment, and a sense of inadequacy, **R.**  
From experiences of betrayal, rejection, and emotional humiliation, **R.**  
From unhealthy attachments, emotional dependency, and possessiveness disguised as love, **R.**  
From broken promises that have bred distrust and hardness of heart, **R.**

## Invocation for the Wounds of Marriage and Couple Relationships
**Response: Lord, heal and set us free.**

From misunderstandings, punitive silence, and lack of communication, **R.**  
From every form of verbal, psychological, economic, or physical violence, **R.**  
From selfishness, emotional coldness, and mutual contempt, **R.**  
From infidelity, broken trust, and the wounds of adultery, **R.**  
From intrusive or toxic interference by families of origin in the life of a couple, **R.**  
From the bitterness of separations and divorces lived in hostility, **R.**

## Invocation for the Wounds of Friendship and Social Relationships
**Response: Lord, heal and set us free.**

From falsehood, betrayal, and backstabbing among friends, **R.**  
From envy, jealousy, and hidden rivalry, **R.**  
From harsh judgments, slander, gossip, and exclusion, **R.**  
From abusive, exploitative, or manipulative friendships, **R.**

## Invocation for the Wounds of Work and Professional Life
**Response: Lord, heal and set us free.**

From oppression, workplace bullying, and abuse of authority by superiors, **R.**  
From economic injustice, exploitation, and lack of recognition for merit, **R.**  
From an atmosphere of hostility, unhealthy competition, and malice among colleagues, **R.**  
From the devaluation of our abilities and the destruction of our professional dignity, **R.**

## Invocation for the Wounds in Our Relationship with Ourselves and with God
**Response: Lord, heal and set us free.**

From deep insecurity and feelings of unworthiness caused by rejection, **R.**  
From the tendency to accept crumbs of love out of fear of being alone, **R.**  
From the inability to establish healthy boundaries and to say “no” to toxic relationships, **R.**  
From anger toward God because of the injustices and sufferings permitted in our relationships, R.

Le us pray The Lord's Prayer - Our Father

Prayer of Entrustment and Conclusion

Lord Jesus, You are the way, the truth, and the life. Enter every dark corner of our memory and emotional history. Visit the wounded child within us, the betrayed young person, the humiliated or oppressed adult.

Today, by the power of Your Holy Name and Your Cross, break every toxic spiritual and psychological bond, every chain of dependency, and every conditioning born from the absence of love or from the narcissism of others.

Grant us the grace to forgive wholeheartedly those who have hurt us, not to justify injustice, but to untie the knot of resentment and finally walk in freedom. Restore to our souls their true dignity, heal our self-esteem, and teach us to love ourselves with the same gaze of compassion and truth with which You see us.

Make us capable of building healthy, transparent relationships founded upon mutual respect, so that, safeguarded by Your Love, we may become instruments of peace, healing, and reconciliation for everyone we meet.

You who live and reign forever and ever.

Amen.

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 Or

Lord, Source of all charity, teach us to love You with all our heart, with all our soul, with all our mind, and with all our strength.

Grant us the grace to welcome ourselves with Your own tenderness. Help us to learn to cherish, forgive, and care for our lives, for only when we are reconciled with Your love and at peace within ourselves can we become sincere guardians and loving servants of our neighbor.

Free us from every form of insecurity caused by a lack of acceptance and affection. Break the chains of every toxic, unhealthy, or manipulative relationship, and loosen every bond that suffocates our dignity and peace. Heal the wounds of rejection and judgment so that we may walk with heads held high, free from fear and from the need for constant approval.

Purify our minds and hearts from every prejudice toward ourselves and others. Make us authentic, truthful, and free, capable of loving without dependency, of establishing healthy boundaries, and of giving ourselves generously without the burden of anxiety.

May self-love never become pride or selfishness, but rather the fruitful root from which sincere acceptance of others blossoms. Purify our vision so that we may recognize our brothers and sisters with clarity, and may the love and freedom we receive from You flow through us, bringing to fulfillment the one great Commandment.

Amen.

Friday, October 16, 2026

Il silenzio del cuore: Oltre il rituale nella preghiera




English version down below

La preghiera non è un incantesimo, né un contratto in cui la quantità delle parole o la precisione di un gesto garantiscono un risultato. Troppo spesso rischiamo di vivere la fede con una mentalità contabile o ritualistica, convinti che accumulare formule o compiere atti esteriori serva a "piegare" la volontà divina ai nostri desideri. La Sacra Scrittura, tuttavia, ci insegna una verità radicalmente diversa: Dio non si lascia intenerire dalla forza delle nostre prestazioni, ma si china sulla verità del nostro cuore.

L'illusione dei riti e la preghiera vuota

Nel Vangelo di Matteo, Gesù affronta in modo diretto questa tentazione, mettendo in guardia i discepoli da una religiosità superficiale e ostentata:

«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima che gliele chiediate.»

— Matteo 6,7-8

Gesù smonta l'idea che la preghiera sia un esercizio di persuasione. Il Padre non ha bisogno di essere informato sulle nostre necessità, né di essere convincibile attraverso una prolissità sfiancante. Quando la preghiera si riduce a puro automatismo o a esibizione esteriore, perde il suo significato profondo. Già il profeta Isaia denunciava con durezza il rischio di una fede fatta solo di gesti formali slegati dalla vita:

«Questo popolo si avvicina a me solo con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparato comando di uomini.»

— Isaia 29,13

Ciò che davvero tocca il cuore di Dio

Se non sono i gesti ritualistici né la moltitudine delle parole ad aprire il cuore di Dio, cosa lo fa? Le Scritture rispondono con chiarezza: l'umiltà, la sincerità e un cuore contrito.

Nella celebre parabola del fariseo e del pubblicano (Luca 18,9-14), il fariseo si presenta al tempio ostentando la propria impeccabilità e i propri rituali eseguiti alla perfezione. Il pubblicano, al contrario, si ferma a distanza, non osa neppure alzare gli occhi al cielo e si batte il petto dicendo solo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Gesù conclude affermando che fu quest'ultimo a tornare a casa giustificato, perché «chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». Non è la forma perfetta del rito, ma la consapevolezza del proprio limite e la fiducia nella misericordia a trovare ascolto.

I Salmi confermano questa dinamica spirituale:

«Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore affranto e umiliato tu, o Dio, non disprezzi.»

— Salmo 51 (50),19

La preghiera come relazione e trasformazione

La preghiera autentica non serve a cambiare i piani di Dio, ma a trasformare il nostro cuore affinché si allinei alla Sua volontà. Il gesto esteriore e la parola scritta hanno valore solo se sono l'espressione di un'adesione interiore, di un amore sincero e di una vita che cerca la giustizia. Come ricorda l'apostolo Giacomo:

«La preghiera dell'uomo giusto ha un grande potere nella sua efficacia.»

— Giacomo 5,16

Non è la formula magica ad essere efficace, ma la vita "giusta" di chi si fida di Dio. Dio non si "lascia intenerire" come se fosse un sovrano capriccioso da conquistare con lusinghe; Egli è un Padre che è già chino su di noi, pronto ad ascoltarci non quando parliamo molto, ma quando ci apriamo a Lui con trasparenza e umiltà.



ENGLISH VERSION


Prayer is neither a spell nor a contract in which the quantity of words or the precision of a ritual gesture guarantees a result. All too often we risk living our faith with a commercial or ritualistic mindset, convinced that accumulating formulas or performing outward acts serves to "bend" the divine will to our desires. Sacred Scripture, however, teaches us a radically different truth: God does not yield to the strength of our performance, but bends down toward the truth of our heart.

The Illusion of Rituals and Empty Prayer

In the Gospel of Matthew, Jesus directly addresses this temptation, warning his disciples against a superficial and ostentatious religiosity:

He cautions them against multiplying words uselessly when praying, as those who lack true understanding do, believing they will be heard because of their many words. He reminds them that the Father already knows what they need before they even ask Him. (cf. Matthew 6:7–8)

Jesus dismantles the idea that prayer is an exercise in persuasion. The Father does not need to be informed of our necessities, nor can He be convinced through exhausting verbosity. When prayer is reduced to pure automatism or outward display, it loses its profound meaning. Long before, the prophet Isaiah forcefully denounced the danger of a faith made only of formal gestures detached from life, observing that people may honor God with their lips and words while keeping their hearts far from Him, rendering their worship a mere human rule learned by rote. (cf. Isaiah 29:13)

What Truly Touches the Heart of God

If it is neither ritualistic gestures nor a multitude of words that open God's heart, what does? The Scriptures respond with clarity: humility, sincerity, and a contrite heart.

In the famous parable of the Pharisee and the tax collector (Luke 18:9–14), the Pharisee presents himself in the temple flaunting his own faultlessness and his impeccably executed rituals. The tax collector, on the contrary, stands at a distance, not even daring to raise his eyes to heaven, beating his breast and simply pleading for God's mercy upon him as a sinner. Jesus concludes by stating that it was the latter who returned home justified, because whoever exalts himself will be humbled, and whoever humbles himself will be exalted. It is not the perfect form of the ritual, but the awareness of one's limitations and trust in divine mercy that finds an audience with God.

The Psalms confirm this spiritual dynamic, reminding us that a broken and contrite spirit is the true sacrifice that God will not despise. (cf. Psalm 51:17)

Prayer as Relationship and Transformation

Authentic prayer does not serve to change God's plans, but to transform our heart so that it aligns with His will. Outward gestures and spoken words have value only if they express genuine inner adherence, sincere love, and a life seeking righteousness. As the Apostle James reminds us, the prayer of a righteous person is powerful and effective. (cf. James 5:16)

It is not a magic formula that proves effective, but the "righteous" life of someone who trusts in God. God does not "yield" as if He were a whimsical sovereign to be won over by flattery; He is a Father who is already bent over us, ready to listen not when we speak at length, but when we open ourselves to Him with transparency and humility.

 

Thursday, October 15, 2026

Lectio 15 ottobre 2026


Lectio divina: Rendete a Cesare il tributo e a Dio l’intera vita-Riepilogo

L’incontro, guidato da don Ruggero, ha svolto una lectio divina sul Vangelo della domenica successiva. Il punto centrale è stato che rendere a Dio ciò che è di Dio significa consegnargli l’intera vita, poiché ogni persona porta in sé la sua immagine.

La Parola come guida personale e comunitaria
Don Ruggero ha chiarito che la lectio non serve soltanto all’incontro comune. Ogni credente può pregare personalmente la Parola di Dio e lasciarsene guidare nella vita quotidiana.
- Ascolto personale: la Parola deve diventare ciò che orienta i giorni. Pregare con il Vangelo significa ispirarsi a Cristo, che parla a chi legge e ascolta.
- Partecipazione libera: nessuno deve sentirsi obbligato a svolgere un compito nella Chiesa. Potrà però accadere che qualcuno prepari una parte della lectio, anche documentandosi sul testo.
- Primo passo della lettura: davanti a un brano evangelico occorre chiedersi quando Gesù pronuncia quelle parole e in quale fase della sua vita.
- Metodo dell’incontro: dopo il contesto, ciascuno è stato invitato a segnare nel testo ciò che non capisce, turba o suscita domande. Non era richiesta una preparazione precedente.
Don Ruggero ha ricordato che il brano può sembrare un discorso sulle tasse. Lo è anche, ma contiene una domanda molto più seria, pronunciata da Gesù due o tre giorni prima di morire.
Il contesto: l’ultima settimana di Gesù a Gerusalemme
Il Vangelo proposto è collocato nell’ultima settimana della vita di Gesù, dopo il suo ingresso a Gerusalemme. Per tre giorni Gesù insegna nel Tempio e compie gesti che suscitano tensioni.
Gli ultimi Vangeli delle tre domeniche precedenti riguardano proprio questa fase. Per don Ruggero, parole pronunciate così vicino alla morte assumono un peso particolare, come accade nelle famiglie davanti alla fine della vita di una persona.

Farisei ed erodiani uniti contro Gesù
Nel racconto compaiono due gruppi contrapposti:
- Farisei: osservanti rigorosi della Legge e nemici di Roma.
- Erodiani: favorevoli ai Romani.

Nonostante la loro contrapposizione, si uniscono per cogliere Gesù in errore. Il Vangelo,  dice che i farisei tennero consiglio proprio per trovare un modo di metterlo in fallo nei suoi discorsi.

I due gruppi iniziano con un elogio: Gesù è libero, non ha soggezione di nessuno e dice la verità.

L’elogio viene però letto come una falsa captatio benevolentiae. Riconoscono la libertà di Gesù, ma intendono usarne le parole per accusarlo davanti all’autorità romana e arrivare alla sua morte.

Un partecipante ha indicato come particolarmente incisivi sia il consiglio preso per cogliere Gesù in fallo sia la sua libertà assoluta. Un altro ha rilevato la malizia già presente nell’intenzione di metterlo alla prova.

Don Ruggero ha collegato questo atteggiamento alla vita quotidiana: si possono usare parole apparentemente buone verso qualcuno mentre, sotto sotto, gli si tende una trappola.

La domanda sul tributo e la moneta nel Tempio
La domanda posta a Gesù è: «È lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Era costruita come un tranello.

Se Gesù avesse detto che era lecito pagare il tributo, sarebbe stato giudicato nemico del proprio popolo. Se avesse detto che non era lecito, sarebbe apparso nemico dei Romani. In ogni caso avrebbe corso gravi pericoli.

Gesù chiede allora di vedere una moneta. Don Ruggero ha sottolineato il valore di quel gesto.
- La moneta non avrebbe dovuto trovarsi nel Tempio: la Torah vietava immagini che potessero assumere nel luogo sacro un significato improprio.
- L’iscrizione era problematica: la moneta riportava Cesare Augusto come divino. La sua presenza nel Tempio affermava quindi la divinità dell’imperatore romano.
- I contestatori si rivelano compromessi: mostrando la moneta, portano alla luce il loro rapporto già compromesso con Roma.

Gesù li chiama ipocriti e chiede di chi siano l’immagine e l’iscrizione. Alla risposta «di Cesare», afferma: «Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio».

Secondo don Ruggero, se riconoscono l’autorità di Cesare attraverso quella moneta, devono anche pagare il tributo. Il Signore non elimina quindi il dovere civile. Ma non si ferma alla tassa.

L’immagine di Dio impressa nell’uomo
La domanda che ha guidato la meditazione è stata: che cosa dobbiamo rendere a Dio?
Don Ruggero ha riportato il testo alla Genesi: l’essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio. Se la moneta reca l’immagine di Cesare, l’uomo reca l’immagine di Dio. Perciò a Dio va restituita la persona intera, non una quota della vita.

Una partecipante ha richiamato Benedetto XVI: il Signore vuole tutto, compresi i peccati. Un’altra ha osservato che il punto non è soltanto riconoscere l’immagine sulla moneta, ma interrogarsi su quale immagine ciascuno offra oggi di Cristo.
- Se si segue Cristo, occorre chiedersi quale volto di Cristo emerge dalla propria vita.
- Gesù non dà ai farisei la risposta che si aspettano. Li lascia senza parole e indica un’altra profondità.
- La moneta torna a Cesare perché porta il segno del potere umano. La persona, invece, deve rendere a Dio ciò che porta impressa: la sua immagine.
- Essere discepoli significa diventare come Cristo, non limitarsi a una pratica esteriore.
Don Ruggero ha precisato che l’immagine di Dio resta presente in ogni creatura, qualunque siano razza, religione o condizione morale. Può essere offuscata o deturpata dal peccato, ma non viene cancellata. Da qui nasce il rispetto dovuto a ogni persona.

Pagare le tasse senza ridurre il Vangelo alle tasse
Don Ruggero ha riconosciuto che nella predicazione di alcune generazioni si è spesso usato questo brano soprattutto per dire alla gente di pagare le tasse. Il dovere resta: se si vive in uno Stato, si devono pagare le imposte.
Ha raccontato un episodio avvenuto a Casalvieri. Doveva essere realizzato un bagno nella chiesa e il costruttore aveva chiesto una somma che la comunità non possedeva. Di fronte al maggior costo dovuto alle tasse, don Ruggero aveva pensato di evitarle per pagare meno.
Il giorno stesso, durante la Messa, si trovò davanti proprio al Vangelo sul tributo a Cesare. Lo lesse come una parola diretta a lui. Decise quindi di telefonare al costruttore e di pagare le tasse per intero, anche se avrebbe versato il denaro con calma.

Il costruttore si stupì del cambiamento. Don Ruggero gli spiegò che era avvenuto per il Vangelo ascoltato. L’episodio è stato presentato come esempio del legame concreto tra la Parola proclamata in chiesa e le scelte quotidiane.

Autorità civile e coscienza
La riflessione ha affrontato anche la distinzione tra autorità politica e coscienza. Don Ruggero ha ricordato che, due giorni dopo questo episodio, Gesù comparirà davanti a Pilato.

Lo Stato ha un’autorità legittima nelle questioni civili. Non può però rivendicare un’autorità assoluta sulla coscienza dell’uomo, perché la coscienza appartiene a Dio.

Da questo punto di vista è stato richiamato il riconoscimento dell’obiezione di coscienza in alcuni casi. Don Ruggero ha anche spiegato che l’intervento della Chiesa su alcuni temi nasce dal fatto che sono in gioco la persona e la sua dignità, non dal desiderio di invadere il campo dello Stato.
Una partecipante ha collegato questo alla testimonianza dei missionari e all’attenzione di Papa Francesco per il creato, l’Amazzonia e l’uomo nella sua totalità. Ha citato anche temi come immigrazione, nascita e aborto. La Chiesa, secondo questa lettura, interviene perché Cristo sta dalla parte della vita e perché ogni essere umano è immagine di Dio.

Oltre il ritualismo: la fede come vita intera
Don Ruggero ha posto un’altra domanda: rendiamo a Dio preghiere, elemosina e Messa domenicale come se fossero tasse?

Ha messo in guardia dal ridurre la fede a un adempimento: pregare, partecipare alla Messa o fare elemosina per sentirsi a posto davanti a Dio. La fede non può diventare il pagamento di un debito religioso.

Ha ricordato un modo diffuso di vivere la Messa: andarci per evitare il peccato mortale. Per lui, il nodo oggi è diverso. Se non partecipa alla celebrazione domenicale, perde la propria identità, perché non vive il mistero pasquale nella celebrazione eucaristica.

Una partecipante ha replicato: «Io ci vado quando me la sento». La risposta di don Ruggero è stata che il Signore non vuole un pezzo della vita, ma tutto. Questo vale anche per le attività più umane e ordinarie.
Un’altra partecipante ha sviluppato il punto:
- Non bisogna pensare a Dio come a qualcuno da blandire con favori per ricevere favori in cambio.
- Anche diecimila rosari non sostituiscono la scelta fondamentale di seguire Cristo.
- Cristo ha detto, fatto e dato. Ha tracciato una strada per chi sceglie il discepolato.
- L’Eucaristia non è soltanto “andare a Messa”. È stare attorno all’altare, condividere e scegliere di vivere quella condivisione.
- Se nella vita vicina — con il marito, i figli o il fratello — il primo impulso non è amare come Cristo, le preghiere da sole non bastano.
Secondo questa partecipante, la scelta di seguire Cristo deve essere verificata ogni mattina nell’affrontare la giornata. I parametri della vita devono diventare i parametri di Cristo. Altrimenti si resta dentro le proprie scelte e si vive la fede soltanto quando “ce la si sente”.

Cristo, il Padre e il dono totale
Don Ruggero ha riportato la meditazione al contesto della Passione. Gesù è l’immagine del Dio invisibile. L’uomo, la cui immagine è stata deturpata dal peccato delle origini e dai peccati personali, è chiamato a recuperarla contemplando il Signore.

Ha ricordato il caso di una donna provata dalla sofferenza, alla quale aveva citato la Lettera agli Ebrei: Gesù Cristo imparò l’obbedienza dalle cose che patì. Il punto non era dare una spiegazione astratta del dolore, ma vedere nella Passione la relazione totale di Gesù con il Padre e il suo dono ai fratelli.

La croce è stata indicata come rivelazione della totalità di Cristo. Gesù dona tutto al Padre. Chi vuole rendere a Dio ciò che è di Dio è chiamato a ritrovare in lui l’immagine originaria.

Preghiera e actio
Dopo la lectio e la meditatio, l’incontro è passato alla preghiera. La partecipante che ha guidato questo momento ha invitato a restituire a Dio il cuore, la vita intera e anche i peccati.
Ha chiesto di non nascondere al Signore debolezze, paure, pensieri, alti e bassi. Davanti alla croce, ciascuno è stato invitato a presentare la propria storia, la famiglia, le fatiche e i travagli personali.

È stato recitato il Padre Nostro. È stato sottolineato che non è soltanto “Padre mio”, ma “Padre nostro”, che conosce e provvede per tutti.

Nell’actio è stato proposto un esercizio per i giorni fino alla domenica successiva: vivere da figli del Padre e chiedersi che cosa fare concretamente per dare a Dio ciò che è di Dio. Il richiamo a pagare le tasse è rimasto valido, ma l’esercizio riguarda soprattutto il sentirsi figli e il consegnare al Padre la propria condizione, storia, famiglia e attese.


Prossimi incontri e benedizione
L’incontro successivo è stato indicato per giovedì 22 ottobre 2026. Il gruppo salterà invece il giovedì 29 ottobre 2026, perché è previsto un appuntamento diocesano a Isola Liri. I presbiteri della cattedrale intendono mantenersi in sintonia con gli appuntamenti diocesani e non sovrapporre altre iniziative.

Don Ruggero ha detto che, se il gruppo aumenterà, potrà usare la chiesa. La settimana successiva la lectio si terrà al teatro, dove sarà più facile scrivere e lavorare attorno a un tavolo.

Ha chiesto di portare con sé il foglietto distribuito, perché aiuti a pregare personalmente con la Parola. Ha anche auspicato più silenzio nella contemplatio: un tempo per stare faccia a faccia con il Signore nell’intimità del cuore.

Prima della benedizione, don Ruggero ha richiamato la prima lettura della Lettera agli Efesini. Dio sceglie, fa figli, santifica, conduce al compimento in Cristo, rende eredi e rigenera. La benedizione ricevuta da Dio chiede anche la benedizione dell’uomo verso Dio, cioè il ringraziamento.
Attività da svolgere
@Speaker 4 (partecipante attiva / guida della preghiera)
- Comunicare quale sia precisamente l’appuntamento diocesano del 29 ottobre 2026 a Isola Liri.



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L'omelia di papa Benedetto XVI a cui ti riferisci è stata pronunciata la domenica 16 ottobre 2011, in occasione della Santa Messa per l'Incontro Internazionale per la Nuova Evangelizzazione (XXIX Domenica del Tempo Ordinario, Anno A).
In quell'occasione, commentando il Vangelo del giorno (Matteo 22,15-21), Benedetto XVI si sofferma sul confronto tra l'immagine del Cesare impressa sulla moneta del tributo e l'immagine di Dio impressa nel cuore e nel corpo dell'essere umano sin dalla creazione raccontata nel Libro della Genesi.

Passo chiave dell'omelia con la citazione
«Il messaggio di questa Parola di Dio è pieno di significato per la missione di quanti operano per la nuova evangelizzazione. Gesù risponde con un sorprendente realismo politico, collegato con il teocentrismo della tradizione profetica.

Il tributo a Cesare va pagato, perché la moneta porta la sua immagine; ma l’uomo, ogni uomo, porta in sé un’altra immagine, quella di Dio, e quindi è a Lui, e a Lui solo, che ciascuno è debitore della propria esistenza.

I Padri della Chiesa, commentando questo passo, si rifanno al fatto che l’uomo è immagine di Dio, secondo la Genesi. Anonimo ha scritto: “L’immagine di Dio non è impressa sull’oro, ma sul genere umano. La moneta di Cesare è oro, quella di Dio è l’umanità… Pertanto dà la tua ricchezza materiale a Cesare, ma salva per Dio l’innocenza della tua coscienza, dove Dio viene contemplato…”.


E San Agostino ha usato più volte questo esempio nei suoi sermoni: “Se Cesare esige la sua immagine impressa sulla moneta – dice – non esigerà Dio dall’uomo l’immagine divina scolpita in lui?” (Sermo 113, 2). E ancora: “Come si ridà a Cesare la moneta, così si ridà a Dio l’anima illuminata e impressa dalla luce del suo volto… Cristo infatti abita nell’uomo interiore” (In Ps. 4, 8).

Questa parola di Gesù è ricca di contenuto antropologico, e non la si può ridurre al solo ambito politico. La Chiesa, pertanto, non si limita a ricordare agli uomini la giusta distinzione tra la sfera di autorità di Cesare e quella di Dio, tra l’ambito politico e quello religioso. La funzione della Chiesa è quella di parlare di Dio, di fare memoria della sua sovranità, di ricordare a tutti, specialmente ai cristiani che hanno smarrito la propria identità, il diritto di Dio su ciò che gli appartiene, cioè la nostra vita».
— Papa Benedetto XVI, Omelia della Santa Messa per i partecipanti all'Incontro sulla Nuova Evangelizzazione, Basilica di San Pietro (16 ottobre 2011)

Il richiamo biblico ed patristico
 * Riferimento alla Genesi: Benedetto XVI collega direttamente la moneta di Cesare con il versetto di Genesi 1, 26-27: «Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza"... Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò».
 * Insegnamento teologico: La moneta reca l'effigie di Cesare e va usata per i doveri civili; l'essere umano reca l'impronta di Dio e appartiene interamente al suo Creatore.

Thursday, October 8, 2026

Adorazione 8 10 2026



Introduzione 

Stiamo per iniziare questo momento di adorazione e di lode, portando al Signore le nostre suppliche e le nostre richieste. Ognuno di noi è qui per chiedere aiuto al Signore, invocando lo Spirito Santo.

Noi sappiamo che il primo dono che Dio ci offre come risposta è proprio lo Spirito Santo, perché è lo Spirito Santo che ci aiuta a comprendere la risposta di Dio a ogni preghiera che gli presentiamo.

Molte volte le persone pregano pensando di poter ottenere ciò che chiedono grazie alle parole che hanno pronunciato o perché ritengono di aver fatto qualcosa che possa meritare un esito positivo. Ma il Signore non agisce secondo una logica di premio o di punizione. Egli ascolta sempre i suoi figli, e proprio lo Spirito Santo ci fa sentire figli amati per mezzo di Gesù Cristo.

Dio risponde sempre secondo il suo amore e la sua sapienza. Egli sa perché le cose accadono e vede ciò che noi non riusciamo a vedere. Per questo la sua risposta non coincide sempre con ciò che desideriamo o immaginiamo, ma con ciò che Egli, nella sua bontà, sa essere il vero bene per noi.

Iniziamo allora questa nostra preghiera con un canto di invocazione allo Spirito Santo, affinché ci aiuti a predisporci interiormente e spiritualmente all'incontro con il Signore, ad aprire il nostro cuore alla sua presenza e ad accogliere con fede tutto ciò che Egli desidera donarci. Amen.



Sac. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.

Spirito Santo, entra nel nostro cuore; noi ti desideriamo con tutta la nostra anima. Vieni ad illuminare la nostra mente e il nostro cuore in questo momento di preghiera, affinché possiamo accogliere la presenza del Signore e lasciarci guidare dalla tua luce.

Aprici all'ascolto della voce di Dio, rendici docili alla sua volontà e donaci la grazia di vivere questa adorazione con fede, amore e fiducia. Amen.

1 Lettore:  Gesù, siamo qui dinanzi a Te per chiederti perdono, perché il tuo Santo Spirito possa penetrare i nostri cuori, rinnovarci e renderci creature nuove nell'anima e nel cuore. Ti chiediamo perdono perché troppo spesso ci lasciamo prendere dalle preoccupazioni, dalle paure e dalle inquietudini della vita, dimenticando che Tu sei qui con noi e per noi. Fa' che la tua presenza agisca in profondità nel nostro cuore, liberando la nostra mente da ogni memoria negativa, da ogni ferita e da ogni trauma. Con la potenza del tuo Santo Spirito, sciogli tutto ciò che ci impedisce di fidarci pienamente di Te e donaci la grazia di abbandonarci al tuo amore misericordioso.

Fratelli e sorelle, ora eleviamo insieme la nostra preghiera al Signore. Ripetiamo lentamente, con fede e con il cuore aperto: Signore, guariscimi; Signore, salvami; Signore, liberami; Signore, abbi pietà di me. Lasciamo che queste parole scendano nel profondo della nostra anima e affidiamo a Gesù tutto ciò che ci pesa, tutto ciò che ci ferisce e tutto ciò che abbiamo bisogno di consegnare al suo amore e alla sua misericordia.


Canto


2 lettore Signore Gesù, Tu hai detto che i pubblicani e le prostitute precederanno molti nel Regno di Dio, perché hanno saputo convertirsi e aprire il cuore alla tua misericordia.

Per questo ti chiediamo perdono quando ci rifugiamo in una religiosità fatta di apparenze, di abitudini e di tradizioni vissute senza una vera conversione del cuore. Perdonaci quando pensiamo di essere migliori degli altri, quando crediamo di non aver bisogno del tuo perdono e della tua misericordia, quando giudichiamo chi è lontano e ci riteniamo giusti davanti a Te. Perdonaci quando non riconosciamo i nostri peccati e pensiamo di non aver bisogno di cambiare vita.

Liberaci da ogni inerzia spirituale, da una fede chiusa nelle consuetudini e da ogni mentalità elitaria che esclude invece di accogliere. Strappa dal nostro cuore ogni forma di orgoglio religioso che ci impedisce di riconoscere l'azione del tuo Spirito nelle persone semplici, nei peccatori che si convertono e in tutti coloro che cercano sinceramente il tuo volto.

Donaci un cuore umile, docile e disponibile alla conversione, perché nessuno di noi si senta arrivato o superiore agli altri, ma tutti possiamo riconoscerci bisognosi della tua grazia e della tua misericordia.

Ripetiamo insieme lentamente:

Signore, perdonaci e converti il nostro cuore secondo il Vangelo.

Signore, perdonaci e converti il nostro cuore secondo il Vangelo.


Canto


3 lettore Signore Gesù, molte volte abbiamo costruito la nostra identità sui successi, sui risultati raggiunti e sulle cose belle che sono accadute nella nostra vita, senza ringraziarti e senza riconoscere che Tu eri accanto a noi. Abbiamo attribuito a noi stessi ogni merito e ci siamo lasciati sedurre dall'orgoglio, dalla superbia e dalla vana gloria.

Ti chiediamo perdono, Signore, perché abbiamo fatto di noi stessi un idolo. Abbiamo riposto la nostra sicurezza nel denaro, nel benessere, nei piaceri e nelle soddisfazioni della vita, dimenticando che ogni bene viene da Te e che tutto ciò che ci hai donato è per la nostra felicità e per la nostra salvezza.

Ti chiediamo perdono perché molte delle cose che abbiamo considerato più importanti di Te sono diventate la causa delle nostre fragilità, delle nostre paure e delle nostre povertà interiori.

Gesù, perdonaci per tutte le forme di idolatria presenti nel nostro cuore. Perdonaci quando abbiamo messo i figli al posto di Dio, quando abbiamo posto la salute al di sopra di Te, quando abbiamo fatto delle persone, degli affetti, del lavoro o delle cose materiali il centro della nostra vita. Perdonaci ogni volta che abbiamo cercato la sicurezza nelle creature invece che nel Creatore.

Ora riconosciamo il nostro bisogno di Te e invochiamo il tuo aiuto. Insieme, lentamente, ripetiamo:

Liberaci, Signore, da ogni male.
Liberaci, Signore, da ogni forma di idolatria.
Liberaci, Signore, da tutto ciò che prende il tuo posto nel nostro cuore.
Abbi pietà di noi, Signore.
Salvaci, Signore.
Amen.


Canto –


4 LETTORE   Signore Gesù, ti adoriamo e ti ringraziamo per il dono del tuo Santo Spirito, che ci attira al tuo amore e ci conduce al Padre, perché possiamo onorarlo e amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le nostre forze.

Ripetiamo insieme:

Benedetto sei Tu, Gesù, nostro Signore e Salvatore.

Benedetto sei Tu, Gesù, nostro Signore e Salvatore.

Benedetto sei Tu, Gesù, nostro Signore e Salvatore.

Signore Gesù, ti adoriamo e ti ringraziamo perché il tuo Santo Spirito ci ha sempre accompagnato nel nostro cammino. Attraverso la sua presenza abbiamo conosciuto la potenza della tua opera, la misericordia del tuo perdono e la grazia della tua salvezza.

Tu risani la nostra anima e il nostro cuore, illumini la nostra mente e ci liberi da ogni angoscia, da ogni paura e da ogni scoraggiamento. Per mezzo del tuo Santo Spirito continui a sostenerci, a guidarci e a rinnovarci nel tuo amore.

Ripetiamo insieme, lentamente:

Benedetto sei Tu, Gesù, nostro Signore e Salvatore.

Benedetto sei Tu, Gesù, nostro Signore e Salvatore.

Benedetto sei Tu, Gesù, nostro Signore e Salvatore. Amen.


Canto

Sacerdote : Ripetete con me:

Vieni, Santo Spirito, in ogni parte del mio corpo e della mia anima; vieni in ogni luogo della mia vita che ha bisogno del tuo aiuto. Soffia sulle mie ferite, sulle mie sofferenze e su tutto il dolore che porto nel cuore.

Fa' che io possa sentire l'amore di Gesù e sperimentare la sua presenza che salva, guarisce e libera. Agisci in me con la tua potenza, affinché il Preziosissimo Sangue di Gesù abbia piena efficacia nella mia vita e mi liberi da ogni male, da ogni paura e da tutto ciò che mi allontana da Te.

Credo in Te, Signore. Confido in Te e spero in Te. Mi affido al tuo amore e alla tua misericordia, perché il Padre sia glorificato, adorato e benedetto ora e sempre. Amen.

 


5 LETTORE: Adorazione e lode a Gesù


Gesù, ti adoro e ti benedico.  

Tu sei il Signore della mia vita, il mio Salvatore e il mio Re.


Ti lodo per il dono del tuo amore infinito,  

per la tua presenza che consola, illumina e sostiene il cammino.


A te offro il mio cuore, le mie gioie e le mie fatiche.  

Ti ringrazio per ogni grazia ricevuta e per la tua misericordia che non viene mai meno.


Gesù, Agnello di Dio,  

degno sei di ogni onore, gloria e lode.


Davanti a Te mi prostro in umile adorazione e proclamo:


Tu sei il Santo.  

Tu sei il Signore.  

Tu sei il Figlio di Dio.  

Tu sei la mia speranza.  

Tu sei il mio tutto.

Sia lodato e ringraziato in ogni momento, il Santissimo è divinissimo Sacramento 🙏🏻✨

 

CANTO – VANGELO

PROCESSIONE E BENEDIZIONE


Friday, October 2, 2026

Lo sguardo verso il Regno

 



English version down below

La vera sapienza che viene dal Regno dei cieli ci insegna a guardare le persone con gli occhi di Dio e non con i criteri del mondo.

Il mondo tende a privilegiare chi è importante, chi ha successo, chi gode di una buona reputazione. Gesù, invece, compie una scelta sorprendente: si avvicina a coloro che vengono considerati lontani, impuri, peccatori o indegni. Non perché approvi il peccato, ma perché vede in quelle persone dei figli amati dal Padre e delle vite da salvare.

Per questo Gesù loda la fede della Samaritana, una donna segnata da una storia complicata e considerata estranea dal popolo ebraico. Eppure proprio a lei rivela di essere il Messia e la trasforma in una testimone del Vangelo.

Per questo Gesù elogia la donna siro-fenicia, pagana e di lingua greca, che con umiltà e perseveranza chiede la guarigione della figlia. Di fronte alla sua fiducia esclama:

«Donna, grande è la tua fede!» (Mt 15,28).

Per questo Gesù promette il Paradiso al ladrone pentito sulla croce:

«Oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23,43).

Per questo nella parabola non presenta come esempio il sacerdote o il levita, ma un Samaritano, appartenente a un popolo disprezzato dagli ebrei, facendone il modello della vera carità.

È questa la sapienza di Dio: vedere ciò che gli altri non vedono.

Gli uomini spesso guardano il passato; Dio guarda la possibilità di un futuro nuovo.

Gli uomini vedono il peccato; Dio vede la persona.

Gli uomini etichettano; Dio chiama per nome.

Gli uomini escludono; Dio invita.

Gli uomini condannano definitivamente; Dio continua a offrire misericordia e conversione.

Per questo Gesù poteva affermare:

«I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio» (Mt 21,31).

Non perché siano migliori degli altri, ma perché spesso riconoscono più facilmente il proprio bisogno di salvezza. Chi si crede giusto rischia di chiudersi alla grazia; chi sa di essere povero può aprire il cuore alla misericordia.

La vera sapienza cristiana consiste allora nell'imparare a guardare le persone come le guarda Dio. Dietro ogni peccatore può esserci un santo in gestazione. Dietro una vita fallita può nascondersi una straordinaria storia di conversione. Dietro una persona emarginata può brillare una fede che sorprende il cielo.

La storia del Vangelo dimostra che Gesù non è andato anzitutto alla ricerca dei perfetti, ma dei perduti; non dei sani, ma dei malati; non dei giusti, ma dei peccatori.

Ed è questa una grande speranza per tutti noi: nessuno è così lontano da non poter essere raggiunto dall'amore di Dio, e nessuno è così piccolo o disprezzato da essere dimenticato dal suo cuore.


English version





The true wisdom that comes from the Kingdom of Heaven teaches us to look at people through God's eyes rather than through the standards of the world.

The world tends to favour those who are important, successful, and highly regarded. Jesus, however, makes a surprising choice: He draws near to those who are considered outsiders, sinners, unclean, or unworthy. Not because He approves of sin, but because He sees beloved children of the Father and lives that are worth saving.

That is why Jesus praises the faith of the Samaritan woman, a woman marked by a complicated past and regarded as an outsider by the Jewish people. Yet it is to her that He reveals Himself as the Messiah, transforming her into a witness of the Gospel.

That is why Jesus commends the Syrophoenician woman, a Gentile of Greek background, who humbly and persistently asks for her daughter's healing. In response to her faith, He declares:

“Woman, you have great faith!” (Matthew 15:28)

That is why Jesus promises Paradise to the repentant thief on the cross:

“Today you will be with Me in Paradise.” (Luke 23:43)

That is why, in His parable, Jesus does not present the priest or the Levite as the model to follow, but rather the Good Samaritan, a member of a people despised by many Jews, making him an example of true compassion and neighbourly love.

This is God's wisdom: seeing what others fail to see.

People often focus on the past; God sees the possibility of a new future.

People see the sin; God sees the person.

People label; God calls by name.

People exclude; God invites.

People condemn forever; God continues to offer mercy and conversion.

For this reason Jesus could say:

“Tax collectors and prostitutes are entering the Kingdom of God ahead of you.” (Matthew 21:31)

Not because they were better than others, but because they were often more aware of their need for salvation. Those who believe themselves righteous can become closed to grace; those who know they are poor in spirit are able to open their hearts to God's mercy.

True Christian wisdom, therefore, is learning to see people as God sees them. Behind every sinner there may be a saint in the making. Behind a broken life there may be an extraordinary story of conversion. Behind a rejected or forgotten person there may shine a faith that amazes Heaven itself.

The Gospel repeatedly shows that Jesus did not come primarily looking for the perfect, but for the lost; not for the healthy, but for the sick; not for the righteous, but for sinners.

And this is a source of great hope for all of us: no one is so far away that they cannot be reached by God's love, and no one is so small, wounded, or despised that they can be forgotten by His heart.

Thursday, October 1, 2026

LE DONNE DELLA BIBBIA: IL FILO ROSSO DELLA SALVEZZA


*LE DONNE DELLA BIBBIA: IL FILO ROSSO DELLA SALVEZZA*

C'è un errore che facciamo spesso: leggiamo la Bibbia pensando che sia la storia degli uomini. Patriarchi, re, profeti, apostoli.

Ma se guardiamo meglio, vediamo un altro filo, un filo rosso che cuce insieme tutta la storia: è il filo delle donne. Senza di loro, la storia della salvezza si spezza.

E Dio non le sceglie a caso. Le sceglie nei momenti in cui tutto sembra perduto, quando serve più coraggio, più intelligenza, più fede.

*In principio, ci sono le donne che dicono di NO per dire SÌ a Dio.*

Tutto inizia in Egitto. Il Faraone ordina a due levatrici, *Sifra e Pua*, di uccidere tutti i neonati ebrei. Loro sono le prime a fare obiezione di coscienza della storia. Disobbediscono al potere più grande del mondo perché "temettero Dio". Se non fosse stato per loro, Mosè non sarebbe mai nato.

E quando Mosè nasce, a salvarlo è una rete di donne: sua madre che lo nasconde, sua sorella *Miriam* che veglia sul suo cestello nel Nilo con un coraggio da brividi, e persino la figlia del Faraone che lo adotta. L'Esodo, la liberazione più grande, inizia con tre donne che si rifiutano di obbedire alla morte.

*Poi ci sono le donne che guidano quando gli uomini tremano.*

*Debora* non era solo una profetessa. Era Giudice d'Israele. In un mondo di soli uomini, la gente saliva fino alla sua palma per chiederle giustizia. E quando il generale Barak ha paura di andare in guerra, è lei a guidare l'esercito alla vittoria.

E accanto a Debora, c'è *Giaele*. Una donna semplice, nella sua tenda, che con un solo gesto coraggioso uccide Sisara, il nemico più temuto, e pone fine a vent'anni di oppressione.

Secoli dopo, la stessa tempra la troviamo in *Abigaille*. Suo marito è stolto e insulta il futuro re Davide, che sta per venire a sterminarli. Abigaille non resta a guardare. Agisce, prepara doni, corre incontro a Davide e con parole di una saggezza incredibile ferma una strage.

*Ci sono poi le donne straniere, quelle che nessuno si aspetterebbe.*

Dio ama sorprendere. Sceglie *Rahab*, una prostituta di Gerico, una nemica. Ma lei nasconde le spie di Israele e per la sua fede viene salvata.

Sceglie *Rut*, una vedova straniera, senza marito, senza patria, senza nulla. Eppure la sua fedeltà alla suocera Naomi — "Dove andrai tu andrò anch'io" — è così grande che Dio la fa entrare nella famiglia stessa di Gesù. Rut e Rahab, due straniere, due donne scartate, sono antenate del Messia.

E questo ci dice tutto: per Dio non ci sono scartati.

*E poi ci sono le madri che con la preghiera cambiano il destino.*

*Sara* ride quando le dicono che diventerà madre a 90 anni, ma quel riso diventa il figlio della promessa, Isacco.

*Anna*, umiliata perché sterile, non risponde con odio. Va al Tempio e prega in silenzio, così intensamente che il sacerdote la crede ubriaca. Dalla sua preghiera ostinata nasce Samuele, l'uomo che ungerà i re d'Israele.

E nel Nuovo Testamento, la fede più grande, quella di Timoteo, il discepolo prediletto di Paolo, non nasce dal nulla. Paolo stesso scrive che viene da sua nonna *Loide* e da sua madre *Eunice*. Una fede trasmessa di madre in figlia.

*Infine, tutto converge su di Lei e su di loro.*

Su *Maria di Nazareth*. Una ragazzina di un villaggio polveroso a cui viene chiesto l'impossibile. Il suo "Eccomi" non è passivo, è l'atto più rivoluzionario della storia. Senza quel sì, non c'è Natale, non c'è salvezza.

E la storia non finisce ai piedi della croce. Finisce, e ricomincia, in un giardino all'alba.

Il giorno della Risurrezione, il primo giorno della nuova creazione, Gesù non appare a Pietro, non appare a un re. Appare a *Maria Maddalena*, una donna dal passato ferito, che aveva pianto tutte le sue lacrime. È a lei che dice: "Va' ad annunciare ai miei fratelli". È lei l'Apostola degli Apostoli, la prima testimone del Risorto.

Da Sifra e Pua che disobbediscono al Faraone, a Maria Maddalena che annuncia la vita oltre la morte, la Bibbia ci grida una verità: Dio affida alle donne i passaggi più delicati, più pericolosi e più gloriosi della storia.

Non sono sullo sfondo. Sono il cuore pulsante della fede.

PREGHIERA DELLO SPIRITO SANTO PER LE DONNE FERITE

Vieni, Spirito Santo,
Vieni dove ci sono lacrime che nessuno vede.

Per tutte le donne che piangono di nascosto.

Per quelle che di notte bagnano il cuscino
e di giorno devono sorridere per andare avanti.
Asciuga Tu le loro lacrime, o Consolatore.
Sii Tu il loro abbraccio quando nessuno le abbraccia.

Per le donne che subiscono violenza nel corpo.

Per quelle colpite, umiliate, toccate contro la loro volontà,
per quelle che portano i segni sul corpo e nell'anima.
Spirito di purezza e di forza,
tocca le loro ferite, restituisci dignità al loro corpo,
che è Tempio Tuo, e non oggetto di nessuno.
Fa' che possano dire di nuovo: "Il mio corpo è mio, è sacro".

Per le donne che subiscono violenza nella mente e nel cuore.

Per quelle distrutte da parole che uccidono,
"non vali niente", "è colpa tua", "senza di me non sei nulla".
Per quelle tenute sotto ricatto, sotto minaccia,
imprigionate dalla paura, dal senso di colpa, dalla vergogna.
Spirito di Verità, spezza le catene della menzogna.
Grida nel loro cuore la verità più grande:
"Tu sei figlia amata, sei preziosa, sei forte".

Per le donne offese nella loro dignità morale.

Per quelle tradite, usate e poi gettate,
giudicate per il loro passato, per le loro scelte,
per quelle che subiscono ingiustizia sul lavoro, in famiglia, in tribunale,
per quelle a cui non viene creduto.
Spirito di Giustizia, sii Tu il loro avvocato.
Tu che hai difeso Sifra e Pua, Debora e Giaele,
alza la Tua voce per loro quando la loro voce trema.

E per noi, Spirito Santo.

Non permettere che giriamo lo sguardo dall'altra parte.
Donaci occhi per vedere, orecchie per ascoltare,
coraggio per non dire "sono affari loro".
Fa' di noi mani che soccorrono, porte che si aprono, case che accolgono.

Vieni, Spirito Santo,
soffia dove c'è lutto e porta lusso di vita nuova,
dove c'è disperazione porta una speranza ostinata.

Per intercessione di Maria di Nazareth,
che ha conosciuto la paura e la fuga,
di Maria Maddalena, che ha pianto fino a vedere il Risorto,
di tutte le donne forti della Bibbia,

libera, guarisci, risolleva.

Amen.

Invito Adorazione Eucaristica Carismatica

Perché adorazione eucaristica carismatica?  L'adorazione eucaristica carismatica è un incontro vivo e profondo con Gesù nell...